Arco composto
di Tut'ankhamun

 

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Archi compositi dalla tomba di Tut'ankhamun

Seconda esperienza
Nella XVIII l'arcieria egizia trova spunto e consiglio dalla più sofisticata arcieria persiana o ittita, comunque caucasica, per questo motivo si nota, nel gran numero di archi recuperati nella tomba del Faraone Tut'ankhamun, molti con conformazione a delta, tra i quali uno in particolare risulta oltremodo curioso: un arco a quattro flettenti. Nell'epoca attuale sono stati costruiti e commercializzati archi del tipo compound con lo sdoppiamento dei flettenti, trovare quasi la stessa cosa, addirittura 1.400 anni prima di Cristo quindi 3.400 da noi, è veramente un fatto estremamente interessante.
Arco n° 1, Plate 3 della pubblicazione "Composite bow from the tomb of Tut'ankhamun", III - 1970, edita dal Griffith Institute di Oxford: la conformazione di questo attrezzo è geometricamente simile all'ideologia dell'arco a delta, con la variante del doppio flettente. Costruito con la tecnica composita legno, corno, tendine, presenta lo sviluppo dei quattro flettenti a partire dall'impugnatura. Non risulta che siano stati eseguiti accertamenti radiologici sulla parte impugnatura, tali da far capire se i quattro flettenti siano dati da due archi fissati al centro oppure da una generatrice comune, come se fosse stato costruito un solo arco a delta e conseguentemente tagliato fino all'attacco centrale.
Ci si è chiesti perché sia stato costruito un arco così conformato, abbiamo cercato di dare delle spiegazioni e ve le sottopongo affinché possiate dare anche le vostre interpretazioni. Si è verificato che la costruzione di quest'arco è estremamente delicata, per il motivo che, a prescindere dall'esecuzione composita, rimane la difficoltà oggettiva di costruire quattro flettenti di eguale flessione e resa, non è pensabile che anche soltanto uno fosse diverso dagli altri, per poter funzionare questi devono essere perfettamente uguali. Altro problema è rappresentato dalla corda, le estremità di tutti e quattro i flettenti hanno il bischero, quindi anche se fosse stata corda unica, questa si sarebbe dovuta sdoppiare in prossimità delle estremità dell'attrezzo.
Costruire questo arco potrebbe essere pura sperimentazione, non tanto per la realizzazione in se stessa, quanto per scoprire a quale uso esso era destinato: poteva essere usato per lanciare frecce oppure pietre?
Esistono archi quasi simili in altri musei, archi che hanno origine Indiana o Turca, ma in questi lo sdoppiamento dei flettenti è soltanto parziale, non a tutto flettente, e di alcuni di questi (dato il reperimento della corda) si è capito che erano archi ballottai.
Per eventuali esperienze costruttive si consigliano essenze quali: frassino, orniello, sorbo domestico, giuggiolo. La grande difficoltà, rappresentata dal reperimento del corno, potrebbe essere superata dall'adozione di un legno durissimo a grana fine e grande compattezza come il bosso, il melo o il pero. Si ribadisce comunque che, in mancanza assoluta di corno, questo può essere sostituito (con una resa inferiore del 20%) dalla celluloide che è l'unico materiale moderno capace di sostituirlo.