Arco composto
di Tut'ankhamun

 

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Archi compositi dalla tomba di Tut'ankhamun

Prima esperienza
Dire che si sa poco sulla tipologia degli archi egizi non è proprio esatto, molte pubblicazioni, anche di carattere divulgativo, portano nelle illustrazioni molti riferimenti agli stessi nelle varie epoche dinastiche.
Descriviamo due archi appartenenti al faraone Tut'ankamun (XVIII dinastia, 1400 a.C.) e ritrovati assieme ad altri nella sua tomba, che tutti sappiamo ricchissima di oggetti ed opere d'arte. Scoperta intatta nel 1923 dagli antiquaristi egittologi inglesi H. Carter e G.E. Carnavon e diventata celebre in tutto il mondo per i documenti che ha restituito.
Nella tomba di questo famoso faraone furono ritrovati un centinaio di archi di cui 20 furono esposti e gli altri immagazzinati. Carter stilò circa 70 schede descrittive dividendole poi in vari gruppi, un certo numero di schede descrivono 30 archi posti nell'anticamera della tomba, le altre rimanenti riguardavano altri 60 archi riposti in una camera magazzino, affastellati in disordine. Le schede comunque non descrivono soltanto gli archi, ma nella maggior parte dei casi analizzano decorazioni, colori, cartigli geroglifici.
Per il discorso che ci interessa prenderemo in esame 29 archi compositi o rinforzati, descritti nelle schede, di una pubblicazione specialistica "Composite bow from the tomb of Tut'ankhamun", III - 1970, edita dal Griffith Institute di Oxford. Tra tutti gli archi descritti in questo libro è stato scelto l'arco tutto legno (self made) non composito, catalogato assieme a 5 archi compositi del tipo angolare delta, tra questi, il più facilmente realizzabile, e raffigurato nella pubblicazione alla Plate 3, 1° della fotografia partendo da sinistra.
Si tratta di un arco di circa cm 150 di lunghezza, costruito in origine con acacia africana. Di buona potenza, ha anche un innegabile fascino stilistico, unito ad un'inusuale conformazione ad arco sotteso. Per questa costruzione sono stati adottati dei legni alternativi all'acacia africana che, comunque, non possono essergli paragonati, ma validi per la riuscita dell'esperimento. I legni sono: olmo, frassino orniello, gaggia pseudoacacia.
L'arco a delta o angolare di tipo composito (Plate 3, n° 5), lungo 135 cm circa, è molto elegante e potente; la sua costruzione richiede un poŪ di cura onde poter ottenere un attrezzo bello anche esteticamente, così com'era l'originale. Come legno consigliato, da impiegare per la costruzione della parte neutra (centrale), il frassino orniello, perché questo era il materiale impiegato dai costruttori dell'epoca. Il corno, visto che non tutti potranno avere la possibilità di reperire corna di orice come negli archi originali, potrà essere sostituito da quello di bue oppure di capra. I pezzi che compongono la lamina potranno essere di numero variabile a seconda della qualità e possibilità del materiale reperito. Il tendine sarà quello di garretto di bovide oppure di ungulato. Le colle dovranno essere ricavate dallo stesso tendine con l'aggiunta di colla di zoccolo o di corno di bovide o equino, molto importante per l'adesione del corno.
È necessaria l'acquisizione› della scorza di betulla che servirà a ricoprire il manufatto proteggendolo, inoltre darà la possibilità, come negli originali, di dipingere i cartigli geroglifici che caratterizzano l'arco.
Le tecniche costruttive per entrambi gli archi sono identiche a quelle adottate per la realizzazione di tutti gli archi anche se di altre contrade e culture, siano essi di solo legno oppure compositi.