Arco di Holmegaard

 
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Ricostruzione di un arco nord europeo

L'esperienza di costruzione di un arco in olmo è partita prendendo spunto dagli archi ritrovati nella torbiera di Holmegaard (Jutland). Il tronco a disposizione per la ricerca si è rivelato più corto dell'originale e si è reso necessario creare una giunzione sull'impugnatura.
Un arco con questa caratteristica non è mai stato ritrovato, ma la ricerca è consistita anche, nello stabilire se una legatura fissata con mastice naturale è in grado di reggere alle sollecitazioni meccaniche dovute all'utilizzo dell'arco (in quanto si suppone che questo tipo di accorgimento potesse essere utilizzato anche nel passato).
L'albero scelto ha un'età apparente di 15 anni e per tagliarlo si è utilizzato un sistema attuale (un segaccio d'acciaio). Per pulire il tronco dei rami e della parte superiore si è usata un'accetta di bronzo (riprodotta) del tipo "Carignano": il peso del metallo in questione ha agevolato moltissimo l'operazione del ricercatore, pur non avendo dimestichezza nell'utilizzo dello strumento.
Dopo aver ingrassato le estremità con grasso di cinghiale per evitare una disidratazione veloce del legno, si sono attesi due mesi prima di provvedere allo scortecciamento. Questo lavoro è stato eseguito con un coltello di bronzo del tipo "La Tène". Finita questa operazione, con l'ausilio dell'accetta e di qualche scheggia di legno duro, si è diviso il tronco seguendo una crepa determinatasi in esso durante l'essiccazione e si sono ottenute due parti più o meno uguali.
Usando la parte inferiore del tronco per l'impugnatura sono stati sagomati grossolanamente i due flettenti con un'ascia traversa (sempre di bronzo) di tipo egizio che, per la sua particolare forma, ha contribuito efficacemente al risultato, grazie alla velocità di esecuzione e alla resa del tagliente, in quanto auto-affilante. Il giunto sull'impugnatura è stato tracciato a matita e sgrossato utilizzando un'ascia traversa tipo Neiruz; la finitura stata eseguita levigando le due parti su un pezzo di arenaria.
Per fissare le due estremità dei tronchi così ottenuti, si è provveduto a preparare il mastice (sciogliendo, in un vaso di argilla, resina di pino e cera d'api) e la corda (intrecciando ciuffi di canapa per formare una matassa di filo). Si sono riscaldate le due estremità dei tronchi sul fuoco per evitare un brusco raffreddamento del mastice (con debiti accorgimenti per evitare bruciature), si sono cosparse le parti a contatto con il mastice caldo e si è legato il giunto con la matassa di filo. Al termine dell'operazione si è nuovamente riscaldato il giunto pareggiando a caldo con una spatola d'osso e, dove necessario, aggiunto altro mastice per fissare il tutto.
Prima che il fuoco di legna si spegnesse, si è proceduto a scaldare le estremità dell'arco, dandogli una leggera riflessione in avanti. L'equilibratura e la rifinitura sono state eseguite con schegge di selce di varie dimensioni, sperimentando che una scheggia di selce appena tagliata lavora bene ma, contrariamente a quanto si possa pensare, tiene poco il filo per effetto della microusura del tagliente.
Infine sono state realizzate le sedi per la corda (bischeri), eseguite con coltello di bronzo e schegge di selce per la lisciatura. La corda è stata costruita a tre trefoli di canapa.

Dati tecnici
Dimensioni: 1860x30x35 mm; estremità rastremate 25x18 mm; medio flettente 40x26 mm.
Le prove qualitative di lancio hanno dato interessanti indicazioni sulla potenza nominale dell'attrezzo pari a circa 19 kg per un allungo di 70 cm, per frecce di peso complessivo di 37 gr armate con punte in selce e impennate con piume remiganti di fagiano.
Le distanze misurate di lancio sono pari a 100 mt circa, con peso all'impatto di circa 40 kg; non sono state fatte valutazioni della penetrazione della freccia su carne coperta da pelle con o senza vello, quindi la misurazione succitata si riferisce all'impatto della freccia su materiale ligneo di media densità con peso specifico pari a 750 kg/m3.