Presentazione

 
  La festa dei cavalieri
 

La balestra medievale

  La balestra
in Umbria
   
 
Galleria fotografica  
 
home  
 

L'impiego della balestra in alcuni Statuti dell'Umbria nel XV secolo

Si illustra di seguito una ricerca riguardante l'uso dell'arco e della balestra in Umbria nel Medioevo, in un periodo compreso tra la seconda metà del XIV secolo e la seconda metà del XV. Si constata immediatamente che le documentazioni relative all'arco sono quasi del tutto assenti dagli Statuti comunali di tre cittadine dell'Umbria centro-settentrionale: Panicale (PG), Gubbio (PG), Piediluco (TR); mentre la balestra è ampiamente documentata, come si evince da quanto segue.

Panicale (prov. di Perugia), Statuti e Riformanze comunali, (1484 circa).
Magistrati: Vicario, in carica sei mesi. Al termine della sua carica semestrale il Vicario doveva lasciare al Comune "Doi balestre de valore et stima de doi fiorini et mezzo d'oro et doi banderi de valore de mezzo fiorino".
De non concedere lo stendardo a li Podestà, né relapsare fameglio.
"Ancora fu statuito, reformato e ordinato che li consigliere non possano né debiano relassare a li Podestà che stanno per lo avvenire, el fameglio, né li balestre, né ancora a quelli medesimi podestà, concederealcuno stendardo, sotto pena de XI, solde" (Statuti comunali, C. XLJ).
"Ancora statuimo, dicemo et ordenemo, che niuna persona, per alcuno modo ardisca, né prsuma balestrare né alcuna cosa bugliare supra el tecto de alcuna chiesa, palacco o vero casa, posta dentro el castello de Panicale, o vero suo destrecto, pena X solde de denare" (Statuti comunali, C. XXIJb).
De non scagliare lancia, palo o dardo nel Castello, overo borgo.
"Ancora statuimo, dicemo et ordenemo che niuna persona del ditto castello ardisca né presuma per alcuno modo, o vero cagionare, bugliare, giptare nel castello, o vero in borgo de esso castello, pietre, lance o dardo, o vero palo, o vero balestrare ne li dicti luoghi o giocare a li piole ne la piazza del dicto castello, pena X solde de denare". (Statuti comunali, C. LXXIIJ).

Piedituco (prov. di Terni), Statuti comunali, (1417 circa).
Gli Statuti del paese sanciscono: "... Fuit ordinatum per magnificos dominos dicti castri et massarios quod nemo balestret contra cives in lacu dicticastri sub pena unius ducati, liceat tamen balestrare absque pena contra scattones et marraones".
Viene inoltre annotato che le balestre da soma costano solidi XXV.

Ora, dopo questo piccolo assaggio, arriva la documentazione più ampia sulla balestra nella città di Gubbio, dove la tradizione del tiro con la balestra è di antica data.

Gubbio (prov. di Perugia)
Statuti della città riguardanti la rocca militare per la difesa del Comune situata sul monte Ingino sopra Gubbio, e la rocca sul monte S. Ubaldo.
Elenco dei vari castellani e delle loro spese per il mantenimento della rocca (Riformanze comunali).
Balduccio di Mattiolo, castellano della rocca dal 1381 al 1383:
Settembre 1382: "Manfredino pro X libris cannone, emptis ab eo et datis Baldutio castellano rocche anterioris montis Sancti Ubaldi pro munitione balistarum" (Riformanze 9, e. 190v).
Spese per le rocche
31 agosto 1382: "Matheo Baldi pro canapi pro munitione unius baliste empto pro dicta rocca" [Rocca anteriore sul monte S. Ubaldo].
30 settembre 1.382: "Ser Thomasso Caldaioli pro XXVII libris cannone, emptis ad eo et datis castellanis cassari et roccharum pro munitione balistarurn".
(Il termine "cannone" non riguarda il pezzo díartiglieria, ma il tiro con la balestra)
2 giugno 1383: "Iohanni Fabro pro Illm veretonibus pro cassaro et rocchis comunis civitatis Eugubii".

Costi per compagnie di ventura in territorio eugubino (Archivio di Stato di Gubbio, Camerlengo n. 1 dal 1377 al 1380).
Una delle compagnie di ventura che compaiono nel territorio di Gubbio nellíottobre 1377 Ë quella dei "Theothonici et Anglii", al comando di Lucio e Averardo, conti di Lando, e di Giovanni Acuto; poi anche quella di S. Giorgio e quella dei Bretoni. A seguito delle scorrerie di queste compagnie, nel giugno del 1379 si stipulò un accordo tra Firenze, Perugia, Siena, Arezzo e Città di Castello. In base a questo trattato, le compagnie si impegnavano a non recar danno alle città, mentre a loro volta le suddette città si obbligavano ad assoldare 850 lance: 400 lance (250 Teutonici e 150 Angli) a Firenze, 200 fra Teutonici e Angli a Perugia, 200 a Siena, 25 ad Arezzo e 25 a Città di Castello. Le lance erano così strutturate: "... intelligendo lanceam quamlibet de uno bono caporale, de uno equitatore sive saccardo et uno paggio bene et sul cienter armatis et duobus bonis equis et uno roncino. Et etiam intelligatur lancea completa unius arcerius cum paggio cum duobus equis et uno roncino". Inoltre le lance dovevano avere "... Equos vel roncinos non claudos, bolsos aut cecos, vel habentes testam morbidam".
La scomparsa delle milizie cittadine obbliga ad assoldare varie truppe: 30 balestrieri al comando di di Baldo Guidarelli di Casteldurante, retribuiti 90 fiorini; nel 1378 viene retribuita una milizia di balestrieri al comando di Animello Ciechi, che ricevono 75 fiorini. Per balestrieri e soldati specializzati la spesa totale di Gubbio è di ben 3366 fiorini e 6 soldi. Questo a conferma dell'importanza delle formazioni di balestrieri.

Questa ricerca, dimostra come in Umbria l'uso guerresco della balestra ad opera di milizie locali ed estere fosse una realtà ampiamente riscontrabile, e che, al contrario dell'arcieria, è pervenuta fino ai nostri giorni, tant'è vero che a Gubbio si svolge ancora il Palio della Balestra.

In ultimo, una considerazione sul tipo di balestra probabilmente adottata dalle suddette milizie, e cioè balestre di legno, da posta per la difesa delle mura manesche per uso individuale.
La comparsa in Umbria delle balestre d'acciaio è datata attorno al 1490-1500.

In allegato una tavola in cui sono raffigurate punte in ferro per frecce ritrovate nei pressi delle due rocche che sovrastano la città di Gubbio.