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La balestra medievale

  La balestra
in Umbria
   
 
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Il tiro con la balestra medievale

Paragonando la balestra medievale "povera", cioè coi flettenti di legno, con le armi da fuoco moderne, si possono constatare differenze e similitudini fra antico e moderno.

Nell'imbracciare la balestra si nota immediatamente una mancanza di ergonomicità nell'appoggio sulla spalla (per arrivare alle soluzioni attuali bisogna aspettare il tardo Settecento) e una totale mancanza di congegni di mira, che non consente una collimazione del bersaglio, ma impone un tiro "istintivo", rendendo obbligatorio indirizzare il dardo al centro del bersaglio traguardando attraverso la punta dello stesso.

Effettuando una serie di tiri si sperimenta l'intrinseca precisione della balestra, ma dell'estrema difficoltà di ottenerla, in quanto entrano in gioco un'infinità di variabili, come il peso e la lunghezza del dardo e della sua punta; la sensibilità allo scatto, che porta a spostare la mira mentre il dardo è ancora incoccato sulla corda; e, non ultime, le condizioni climatiche: si nota, infatti, che la balestra povera, essendo costruita quasi interamente con materiali organici (cassa, flettente, corda), risente in modo sensibile dell'umidità e della temperatura, variando così gli impatti nonché la potenza dei dardi, col variare delle condizioni climatiche.